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Archivio della Categoria 'libri consigliati'

“Nelle nostre mani” - Associazione Generazione Nuova

Venerdì 16 Gennaio 2009

Ecco alcuni estratti del nuovo libro proposto dall’Associazione Generazione Nuova.
La pubblicazione tratta il tema del rapporto tra giovani e mass media, con statistiche ed esempi specifici, evidenziando i grandi pericoli e le negative influenze alle quali sono esposte le nuove generazioni.

“Quante cure amorevoli e quante attenzioni, a volte addirittura, eccessive vengono rivolte nei primissimi mesi di vita ai nostri piccoli, per evitargli qualsiasi pericolo e per offrirgli il meglio possibile.
Purtroppo, bastano pochi anni perchè la realtà divenga ben diversa.
Il cibo quotidiano, infatti, che con il sereno beneplacito di tanti genitori, gli amatissimi figli ricevono a partire da pochi anni di vita e durante il corso della giovinezza, non è certo di quelli più nutrienti….
“Scorpioni moderni ” che, sotto forma di cartoni animati, fumetti, film, carte da gioco, videogames, gadgets di vario tipo, costituiscono il leit motiv della loro giovane esistenza diventando il comune denominatore della loro attivitĂ  ludica e costituiscono uno dei principali interessi, a volte l’unico, dall’infanzia all’adolescenza.
Mostri orripilanti e sanguinari, eroi impietosi e vendicativi dal perenne sguardo cattivo, in genere di matrice giapponese che fanno della violenza e della vendetta la propria caratteristica principale, ormai sono divenuti gli esempi da imitare per la maggioranza dei nostri ragazzi.
La ricetta, in fondo, è sempre la stessa: combattimenti cruenti e senza pietĂ  a ritmo serrato tra urla, sangue ed immagini create ad arte dai produttori, in maniera piĂą o meno subliminale, in modo tale da intrappolare l’attenzione dei piccoli ed inconsapevoli spettatori, affinchè ne restino attratti in maniera quasi morbosa….”.

“….è un dato di fatto inoppugnabile l’aumento considerevole di comportamenti violenti tra bambini e ragazzi che, spesso, si trasformano da semplice atteggiamento ludico per imitazione (ma pur sempre violento) a vera e propria vessazione verso i compagni piĂą deboli.
Il fenomeno del bullismo deriva da una serie di motivi, ma sicuramente una componente non trascurabile consiste nell’assimilazione di comportamenti appresi attraverso giochi, videogiochi, films e cartoni animati che spingono costantemente i giovani alla violenza ed alla sopraffazione del prossimo.
Chiaramente qui non si vogliono demonizzare gli strumenti in sé (televisione, videogiochi, fumetti ecc.), ma l’uso che se ne fa e, soprattutto, i contenuti negativi che vanno in direzione opposta ad una costruttiva crescita educativa ed umana.
La cronaca, purtroppo, è ricca di notizie di giovani che hanno subìto deleterie conseguenze psichiche e nevrotiche in seguito alla visione di queste produzioni.
Ad esempio, nel 1997 in Giappone, durante alcune immagini di una puntata del conosciutissimo (e per nulla innocuo) cartone animato Pokémon, ben 730 bambini furono ricoverati in ospedale colpiti da crisi epilettica.
La crisi colpì a causa di un filmato in cui esplodeva una bomba e si riproduceva l’alternarsi di buio e luce ad una velocitĂ  di 15 cicli al secondo.
Nel dicembre del 2007 in America, una bambina di 7 anni è stata massacrata a suon di botte, da parte della sorella di 16 anni e di un suo amico di 17 che emulavano il diffusissimo videogioco Mortal Kombat, con il quale avevano appena giocato.
Situazioni analoghe si sono verificate, purtroppo, anche in numerose altre tragedie e stragi operate da giovanissimi che hanno ucciso coetanei, rifacendosi ai numerosissimi film e videogiochi violenti.
Naturalmente questi sono casi estremi, ma è innegabile che i depositi negativi nella mente e nelle coscienze di milioni di bambini e ragazzi che utilizzano questi intrattenimenti e che vivono una delicatissima fase di formazione della loro personalità, sono una realtà da considerare molto seriamente.
Numerosi studi scientifici lo confermano ampiamente.
La violenza virtuale e le scene horror, quindi, non si limitano solo al momento della visione per poi scomparire, ma lasciano un progressivo deposito nella mente e nella coscienza del bambino che, inevitabilmente, si ripercuoterà nella vita reale….”.

“…..ad esempio, nella “civilissima” Svezia un report di Children’s Rights in Society ha rivelato che non sono i genitori a essere preoccupati per il tempo che i propri figli trascorrono on line, bensì esattamente il contrario.
Dai dati emersi dal rapporto, basato sugli oltre 1.800 casi di adolescenti che lo scorso anno si sono rivolti all’organizzazione svedese no-profit Bris - che lavora per far rispettare i diritti dei minori - per avere aiuto o sostegno, è emerso infatti che un numero sempre maggiori di ragazzini del Paese nordico è seriamente impensierito da ciò che mamma e papĂ  fanno online, ogni giorno.
“Perché papà passa le sere al Pc, visitando siti porno? E come mai la mamma chatta seminuda e posta le proprie foto on line?”.
Sono queste alcune delle domande che i ragazzini hanno rivolto agli esperti del Bris, manifestando il timore che tali comportamenti nascondano infedeltà e tradimenti e finiscano col portare i genitori alla separazione…”.

“…..è però un inequivocabile dato di fatto che i mass media e le tecnologie in genere rappresentino un elemento fondamentale nella formazione dei giovani di oggi.
In particolare i videogiochi, ma anche ad esempio, le carte scambiabili del tipo “Yu-gi-oh” e similari, possono rappresentare un problema serio fino a sfociare in forme compiutamente psicopatologiche.
Questo fatto è ormai scientificamente dimostrato dall’ampia disponibilità di studi di settore, tanto che si può parlare di nuove dipendenze non più causate da sostanze (come nelle tossicodipendenze), ma da una assuefazione di tipo psicologico –comportamentale.
L’utilizzo delle nuove videotecnologie, diventa un modo per scappare dalla realtà utilizzando il mezzo elettronico per crearne un’altra, percepita come meno faticosa e più gratificante.
In questo caso si parla di dipendenza non solo per la grande quantitĂ  di tempo dedicata al gioco vero e proprio, ma anche per lo spazio psicologico che il videogioco occupa al di lĂ  del tempo speso utilizzandolo.
Le dipendenze, infatti, sono caratterizzate da pensiero pervasivo, cioè una forma di ideazione che occupa anche i momenti della giornata dedicati ad altre attività, assumendo un’importanza predominante nella vita del soggetto dipendente e causando stati di irritazione o, al contrario, apatia quando non si ha la possibilità di esercitare la propria dipendenza….”.

“….sul piano dello sviluppo psicologico abbondano gli studi di neuropsicologia che riscontrano correlazioni tra l’uso massivo dei videogames e modificazioni dell’attività cerebrale.
Alcune ricerche sostengono che questo tipo di attività riduca la capacità di autocontrollo dei ragazzi, poiché sovraeccita la parte del cervello deputata alla gestione delle emozioni (amigdala) e inibisce il funzionamento di altre aree, legate al controllo del comportamento (corteccia prefrontale).
Altri studi scientifici hanno appurato che i ragazzi esposti con continuitĂ  alle scene cruente dei giochi diventano meno sensibili alla violenza reale per un effetto di assuefazione e, spesso, tendono a riprodurre nella vita reale analoghi comportamenti.
Siamo dunque di fronte ad un fenomeno in continua crescita che ha effetti nocivi sul corretto sviluppo della persona e, mai come oggi, è importante il positivo apporto della famiglia e delle varie realtà educative…..”.

…..Troppo spesso si assiste ad una passiva delega educativa da parte delle famiglie nei confronti dei propri figli, paradossalmente proprio alle videotecnologie.
Così la televisione ed il videogioco diventano i “babysitters” del bambino, lasciato a sé stesso senza la guida necessaria del genitore, a fare da filtro rispetto ai vari contenuti.
Tale omissione di responsabilitĂ  dei contenuti e dei tempi di utilizzo rischiano di generare comportamenti e situazioni di forte pericolo per la normale e sana crescita del bambino.
Il Rapporto di Telefono Azzurro e di Eurispes sulla condizione dell’infanzia, già nel 2004, sottolineava come siano in aumento le patologie derivate dall’uso dei videogiochi….”.

“….la rabbia e la violenza che scatenano i videogiochi non sono virtuali.
Trionfo, aggressivitĂ , rabbia: le emozioni che si provano nel gioco sono le stesse della vita reale.
A questi temi il Centro Studi Minori e Media di Firenze ha dedicato uno studio basato su 2.000 interviste. Il 75% dei videogiocatori ammette di identificarsi “spesso” nelle storie.
E le emozioni continuano anche a gioco concluso, dato che un giocatore su due è condizionato nell’umore dall’esito del gioco.
Ma quali sono gli effetti dei moderni media sul cervello dei giovani in fase di sviluppo ?…..”

“…..Unitamente ai contenuti violenti e, in molti casi, a sfondo sessuale le produzioni rivolte ai giovani hanno oggi quasi costantemente lo stesso comune denominatore: la presenza della magia.
Una presenza che, a differenza di anni passati, non condisce solo le varie storie in modo marginale, ma che è diventato addirittura l’elemento caratterizzante della maggior parte delle storie e dei personaggi, intorno al quale gravita tutto il resto.
Un mondo fatto di streghe, fate, maghi, stregoni, eroi e personaggi vari che agiscono sfruttando i loro poteri magici ed occulti per dominare il prossimo.
La diffusione ed il successo della festa di Halloween è un tipico esempio della tendenza verso l’occulto ed il tenebroso.
Tutto è intriso di occultismo e magia, senza alcun senso critico verso di essa ma, anzi, presentata ai giovani come un arte positiva da imparare e da utilizzare.
Parchi dei divertimenti, libri, fumetti, film, cartoni animati, giochi e videogiochi sono in larga misura caratterizzati dallo stesso filone.
Naturalmente, data la caratteristica dei giovanissimi ad identificarsi con i personaggi e le storie, l’attrazione verso la magia e l’occultismo è in netta crescita.
Ma è lecito porsi alcune domande: da chi derivano questi poteri? Chi sono coloro che li esercitano? E’educativo il fatto di voler dominare e manipolare il prossimo attraverso di essi? Tutto questo si concilia con la religione cristiana, con il buon senso e con le leggi vigenti ?

In prospettiva cristiana: è inaccettabile il ricorso alle forze del male, atte a dominare e manipolare il prossimo per mezzo di poteri occulti.
In prospettiva laica: è altamente diseducativa, in quanto induce i giovani a cercare facili scorciatoie al fine di non affrontare con i propri mezzi naturali i problemi e le varie difficoltà della vita.
In prospettiva legislativa e giudiziaria, la legge condanna in maniera specifica le pratiche di magia con precisi articoli di legge….”.

“…..Mostro Resuscitato, Servitore del Teschio, Mangiatore di Uomini, Spirito Scava-Tombe, Energia Oscura, Apprendista Strega, Demone Selvaggio, Mago Nero, Mago della Fede, Teschio evocato, Tributo al Dannato, Maledizione del Demone, Strega Oscura, Bestia della Spada Folle, Distruzione a catena, Invito al Sonno Oscuro, Nobiluomo dello Sterminio, Soppressione del Mondo, Labirinto dell’Incubo, Danzatore della Fiamma, Distruzione Cieca, Eliminazione dello Spirito, Bestia Mascherata, Melma Umanoide, Messaggio dello Spirito, Paura Oscura, Potere del Mago, Spirito Vendicativo, Succhiaossa, Emissario dell’AldilĂ , Invertianima, Potere del Triangolo, Protettore delle Tombe, Arma Rituale, Esplosione di Fuoco Infernale, Mostro Reincarnato, Assassino Ombra, Mago del Sangue, Scambio di Anime della Bestia, Inferno Evocazione Folle, Arcidemone Re del Terrore, Regina Infernale, Bestia Folle, Disperazione dell’OscuritĂ , Contratto con l’Abisso, Rituale Dimenticato, Burattinaio Psichico, Altare dei Tributi, Industria Oscura di Produzione di Massa.
Questo è solo un piccolo esempio delle svariate centinaia di carte interscambiabili della serie Magic che passano tra le mani dei nostri amati figli e che costituiscono il mondo ludico delle nuove generazioni….”.

“….E’ necessario scuotersi da un diffuso torpore, da una scarsa conoscenza e da un certo disinteresse verso i messaggi che i mass media indirizzano alle nuove generazioni.
L’educazione è una reale emergenza che deve essere affrontata con coscienza, attuando concrete contromisure, prima che sia troppo tardi….”

“….Togliamo dai loro occhi e dalle loro menti tutto ciò che esprime una violenza gratuita ed eccessiva e tutto ciò che non produce sentimenti edificanti.
Rendiamoci conto che la violenza “virtuale” è pur sempre violenza: una violenza subdola che penetra nella psiche e nella coscienza.
Esigiamo dai produttori il rispetto verso i nostri figli ed optiamo delle scelte coerenti ricercando programmi e situazioni dove vengano trasmessi sentimenti di amicizia, perdono, gioia, altruismo, pace ecc.
Una sorta di “obiezione di violenza”, non basata su comodi e teorici slogan pacifisti, ma attuata attraverso un vero e concreto “pacifismo del cuore”, che parte dall’uomo per estendersi alla società….”.

Rovesciare il Sessantotto

Giovedì 14 Agosto 2008

Il ‘68 è al potere da quarantanni e vigila su di noi. L’onda lunga e corrosiva del ‘68, l’ultima febbre che attraversò le giovani generazioni in Occidente, pervade ancora la nostra epoca.
I rivoluzionari di allora ed i loro seguaci sono divenuti la nuova classe dominante nella cultura, nella politica, nei media, nell’istruzione e nei vari aspetti della societĂ  di oggi.
Rivoluzione politica fallita, il ‘68 si è riciclato nelle vesti di ideologia “radical”.
Ha distrutto i valori della tradizione, dell’educazione della religione, ha assassinato scuola e famiglia, lasciandoci in ereditĂ  un’ideologia ambivalente: libertina e permissiva sul piano dei valori, dei doveri, dei costumi e dei linguaggi; intollerante e repressiva verso chi non si riconosce nei modelli di quel movimento (come ha ampiamento dimostrato la triste vicenda dell’UniversitĂ  La Sapienza di Roma nei confronti del Papa, solo per fare un esempio).
Sono trascorsi 40 anni: è tempo di bilanci e di revisioni critiche.
Marcello Veneziani ripercorre il multiforme retaggio della parabola contestataria e critica le ideologie discendenti con un frizzante e caustico zibaldone di appunti, frammenti ed istantanee di pensiero.
Un viaggio attraverso quattro stagioni: l’autunno del ‘68, l’inverno del nostro scontento, tra le ingombranti rovine lasciate dal ciclone sessantottino, la primavera della famiglia distrutta dall’ideologia contestataria; infine l’estate della tradizione, divenuta paradossalmente l’autentica “trasgressione” prossima ventura, capace di ricomporre i frammenti di una narrazione interrotta, di un tessuto civile lacerato, di una fede rifiutata, di simboli culturali mozzati.
L’autore afferma” E’ possibile rovesciare il ‘68, liberandosi da questo fatalismo che vede nella cultura civile dominante uno stadio supremo e non modificabile. Chi l’ha detto che l’aborto, lo sfascio della famiglia, la perdita di responsabilitĂ  della persona, il permissivismo siano fenomeni irreversibili e chi l’ha detto che metterli in discussione voglia solo dire tornare indietro, rimpiangere il tempo morto?
Sostengo nel mio libro che oggi, davanti al conformismo della trasgressione, l’unica vera trasgressione sia la tradizione, intesa non come cultura del passato o ritorno indietro, ma come senso della continuitĂ , dal passato verso il futuro e non come superstizione del presente, come è stata la mentalitĂ  del ‘68″.

Libro consigliato: Elogio della disciplina

Sabato 23 Febbraio 2008

Libro consigliato:
“ELOGIO DELLA DISCIPLINA”
di Bernard Bueb (edizioni Rizzoli)

Questa opera è frutto di una lunga esperienza maturata da Bernard Bueb in qualità di preside di un rinomato collegio tedesco e rappresenta un ottimo spunto di riflessione per gli educatori, al fine di riscoprire il dovere ed anche il piacere di educare i giovani per mezzo di due elementi indispensabili: amore e disciplina.
Constatato il fallimento dei metodi educativi antiautoritari e libertari che hanno caratterizzato la pedagogia dopo il sessantotto, il filosofo Bernard Bueb afferma con forza che è giunta l’ora di riscoprire una virtĂą dimenticata ritrovando il coraggio della severitĂ .
Attingendo alla sua esperienza di educatore e di padre, Bueb offre un contributo originale e provocatorio all’acceso dibattito che oggi, anche in Italia, investe i temi dell’educazione e della scuola.
La libertà non è solo indipendenza, nè arbitrio: genitori ed insegnanti devono ricercare un equilibrio fra intransigenza ed amore, giustizia e bontà, controllo e fiducia.
La vera autorità non incute paura, ma anzi genera sicurezza: è la mancanza di punti fermi, piuttosto, a rendere i giovani di oggi disorientati ed insicuri.
Avere il coraggio di educare significa prima di tutto avere il coraggio di esercitare la disciplina.
La disciplina è il figlio non amato della pedagogia e tuttavia costituisce il fondamento dell’intera l’educazione.
In campo educativo, la disciplina può essere legittimata solo dall’amore per i bambini e per i giovani: solo così i nostri figli sapranno conoscere sè stessi ed il mondo, vivere con pienezza le loro esistenze ed essere felici.

Occorre ritrovare il coraggio di educare.

Alcuni decenni fa le fondamenta dell’educazione, ossia l’apprezzamento incondizionato dell’autoritĂ  e della disciplina, sono crollate.
Oggigiorno chi opera in ambito pedagogico ha ben pochi strumenti per fronteggiare un mondo che si dimostra nemico dell’educazione e che è impregnato di un materialismo esasperato. Molti errano senza meta e guida alcuna, perchè al principio comune sui metodi pedagogici da utilizzare per formare le nuove generazioni è subentrato uno stile educativo arbitrario ed individualista. Non esiste alcun accordo che sancisca la necessitĂ , la legittimitĂ  e l’impiego dell’autoritĂ  e della disciplina.
La mancanza di un’educazione rigorosa e coerente complica la vita di genitori, insegnanti, educatori e bambini. Non sappiamo stabilire una regola senza prevedere subito tre eccezioni: facciamo troppa psicologia e temiamo che la severitĂ  di ogni atteggiamento educativo coerente diminuisca l’affetto dei bambini.
Oggi i giovani non vengono piĂą allevati, ma si limitano a crescere. Sono circondati da educatori onnipresenti: a partire dalla televisione sino alla rappresentazione patinata del benessere, alle lusinghe della societĂ  dei consumi o a quei modelli di mediocritĂ  spirituale e caratteriale incarnata dai divi sportivi e dello spettacolo.
Abbiamo disimparato l’arte di educare, le norme comuni sono andate perdute e si è diffusa la convinzione che i bambini cresceranno comunque, in un modo o nell’altro.
Stiamo navigando senza bussola in mare aperto.

Qual è il significato di educazione ?

“L’allenatore guidava i suoi studenti con polso fermo nell’alta scuola della pallamano.
La palla volava senza sosta da un giocatore all’altro e quel ritmo serrato faceva accelerare i battiti anche degli spettatori: i giocatori si muovevano con precisione, quasi seguissero un piano segreto.
L’allenatore esigeva il massimo sforzo fisico e mentale. Per lui preparare una squadra di pallamano significava condurre un gruppo di giovani ben allenati al pensiero strategico, a un brillante gioco di squadra e a un comportamento corretto. Ciò che sulle prime sembrava solo una raffica di ordini taglienti, veniva percepito dai giocatori come una serie di dichiarazioni d’affetto.
Guidare gli studenti con disciplina ed amore costituiva il segreto del suo successo: a ogni sessione d’allenamento dimostrava che cosa poteva significare la parola educare”.

Paura di educare

Nella nostra cultura severitĂ  e rigore sanno di crudeltĂ : abbiamo paura che la coerenza ci faccia perdere l’affetto di chi vogliamo educare e ci preoccupiamo per le conseguenze psichiche della disciplina. Ci manca la capacitĂ  di riconoscere che la severitĂ  può rendere forti e l’eccessiva sollecitudine può rendere deboli.
Per trovare la giusta via di mezzo nell’educazione occorre avere maggior coraggio di essere severi.
Negli anni a venire dovremo propendere maggiormente verso il lato della giustizia, della disciplina, del controllo e della perseveranza ricordandoci, però, di mediare sempre tutto attraverso il lato della bontĂ  e dell’amore.
L’amore per i propri figli trasforma il potere dei genitori in autoritĂ : grazie a quell’amore essi esercitano il proprio potere in modo giusto.
Allo stesso modo il potere di un poliziotto si legittima e diventa autoritĂ  quando viene usato per mantenere l’ordine e difendere la dignitĂ  dell’essere umano. Il potere di un dottore deriva dalle sue nozioni di medicina e diventa autoritĂ  grazie alla volontĂ  di guarire i pazienti.
Uno degli errori piĂą gravi è quello di credere che l’autoritĂ  incuta paura: al contrario il potere usato in modo legittimo non suscita paura, ma crea fiducia.
E’ la mancanza di autoritĂ  a provocare paura, insicurezza e disorientamento.

Il diritto dei giovani ad essere educati

I giovani hanno un forte desiderio di autoritĂ : hanno bisogno dell’autoritĂ , di adulti che li guidino e li sostengano, che rappresentino dei modelli, che pongano loro degli obiettivi elevati, che stabiliscano dei limiti ma che al tempo stesso li incoraggino a oltrepassarli.
Opporsi all’autoritĂ  conduce all’autonomia, ma chi vuole imparare l’autodeterminazione deve avere prima imparato la sottomissione.
Se nel periodo dell’adolescenza e della scoperta di sè i giovani non incontrano nessuna autoritĂ  con cui potersi confrontare, il processo educativo fallisce perchè viene loro a mancare un antagonista con cui scontrarsi, ma anche che li faccia crescere.
I genitori devono accettare il potere e le responsabilitĂ  che ricadono su di loro con la nascita di un figlio.
Non possono limitare questo potere con un rapporto paritario con il bambino.
I bambini hanno diritto ad una chiara rivendicazione del potere dei genitori: legittimato dall’amore, quel potere diventa giusta autoritĂ .
Soltanto quando i genitori esercitano questa autoritĂ  il processo educativo ha un esito positivo.
Dobbiamo esigere dai bambini e dai giovani il rispetto per l’autoritĂ  delle persone piĂą anziane e in particolar modo dei genitori.
Oggigiorno è necessario che il quarto comandamento “Onora il padre e la madre” venga fatto rispettare con la stessa fermezza dei tempi del Vecchio Testamento, quando erano a repentaglio la dignitĂ  e la vita stessa dei genitori.
Quei tempi, infatti, stanno tornando, perchè non è solo il rispetto per i genitori a vacillare, ma anche per tutte le persone adulte e, addirittura, per quelle investite da incarichi ufficiali ed istituzionali.
Credere che l’obbedienza di un bambino o di un giovane non sia conciliabile con la sua dignitĂ  non è altro che un grave equivoco ed un disconoscimento della natura umana.
Nella prima metĂ  del secolo scorso la psicologia ha affrontato le conseguenze dell’educazione autoritaria: oggi invece dovrebbe occuparsi delle conseguenze psicologiche della ” non-educazione” .
Non dobbiamo perdere la speranza, ma piuttosto impegnarci affinchè si risvegli la fiducia nelle famiglie, poichè la societĂ  alla lunga non riuscirĂ  piĂą a sopportare i danni causati da un’educazione inadeguata e dal crollo del nucleo familiare.

Educazione: riscoprire il tesoro dell’esperienza

In pedagogia non esistono nuove conoscenze: in ogni tempo la genialitĂ  dei grandi educatori è consistita nella capacitĂ  di attingere dal bagaglio di veritĂ  del passato una molteplicitĂ  di idee, princìpi ed esperienze capaci di dare risposta ai problemi cruciali dell’epoca.
Per questo diventa fondamentale conoscere bene i nostri precursori ed il modo in cui hanno affrontato il tema dell’educazione.
Il grande filosofo Kant affermò: ” Uno dei piĂą gravi problemi dell’educazione è quello di conciliare tra la sottomissione a un obbligo legittimo e la capacitĂ  di fare uso della propria libertĂ . La costrizione, infatti, è necessaria ! Ma in quale modo potrò coltivare la libertĂ  per mezzo della costrizione ? Non posso fare a meno di abituare il mio allievo a sopportare la costrizione della sua libertĂ , ma nel contempo debbo insegnargli a fare buon uso della sua libertĂ ” .
Ogni giorno padri e madri, insegnanti ed educatori devono reggere la tensione che nasce dal pretendere sottomissione, obbedienza e disciplina da bambini ed adolescenti guidandoli, nel contempo, verso l’indipendenza, l’autodisciplina e la libertĂ .
Accettare questa tensione ed essere un modello per i giovani sono segni di grande capacitĂ  pedagogiche.
Per tutta la vita l’uomo oscilla tra costrizione e libertĂ , poichè la libertĂ  non è una condizione che si ragiunge in modo definitivo, ma che va riconfermata ogni giorno.
I giovani sanno capire molto bene se un adulto si fa carico di questa responsabilità o se si sottrae: non saperla affrontare o addirittura rifuggirla è uno dei mali maggiori per un genitore o un educatore.