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Archivio della Categoria 'news'

Big Bang, little man…

Giovedì 8 Aprile 2010

Si sta parlando molto in questo ultimo periodo del “Progetto Alice”, consistente in una serie di esperimenti che un team internazionale di scienziati sta effettuando presso il Cern di Ginevra, per mezzo di un acceleratore che dovrebbe, secondo le aspettative degli scienziati, indagare l’origine della materia e - udite, udite - scoprire nientemeno come si è formato l’Universo.
Alla ricerca, quindi, delle origini di ogni cosa e del (presunto e mai dimostrato) Big Bang.
Non voglio qui stare a discutere se sia giusto o meno spendere una montagna di soldi che potrebbero essere impiegati in ben altro modo, a favore dei tanti bisognosi della terra (si parla di un migliaio di scienziati, più altrettanti tecnici ed ingegneri oltre, naturalmente, alle spese di gestione degli esperimenti stessi…).
Mi auguro, anzi, che questi un po’ misteriosi esperimenti abbiano il risultato di scoprire elementi scientifici veramente utili all’umanità, per un uso positivo e costruttivo, che vada al di là dell’evidente desiderio di dimostrare una sorta di onnipotenza e di autodeterminazione dell’uomo.
MI ha fatto riflettere, in particolare, la dichiarazione rilasciata dal prof. Paolo Giubellino, direttore del progetto “Alice” il quale, con evidente orgoglio e soddisfazione, afferma: “E’ fantastico studiare questi fenomeni, perchè è ciò che è successo all’origine dell’Universo”.
Ammesso e non concesso che gli scienziati siano veramente potuti risalire a comprendere esattamente cosa sia successo al momento del presunto Big Bang primordiale (è davvero plausibile e veramente “scientifico” poterlo affermare oggi, dopo un’infinità di tempo, pur utilizzando complicate apparecchiature e congegni che però, di fronte all’immensità di ciò che si sta studiando e si vorrebbe dimostrare, potrebbero essere nientemeno che una formica di fronte ad un elefante?).
Lo scienziato italiano, inoltre, aggiunge: ” Tutto è cominciato con un plasma che si espandeva e si raffreddava….”.
Beh, a questo punto mi fermo perchè, da ignorante, vorrei che qualcuno - anche uno solo di quei mille cervelloni provenienti da tutto il mondo - mi spiegasse da dove è saltato fuori quel PLASMA.
Forse è stato messo lì da un certo….Creatore?
Ah già, ma oggi questo discorso non è politicamente corretto !

0,03 %: ecco il conto che la Chiesa Cattolica deve pagare ai suoi ipocriti detrattori

Lunedì 5 Aprile 2010

Anche voi vi siete, per caso, uniti alla massa di lapidatori giustizialisti pronti a scagliare la vostra pietra contro la Chiesa Cattolica, rea di essere un covo di pedofili ?
Anche voi siete cascati nel tranello teso dalle forze anticlericali ed anticristiane che non attendevano altro che un pretesto da ingigantire all’inverosimile pur di picconare con sempre più decisione il cristianesimo?
Oppure anche voi fate parte di quella schiera di persone “pensanti” e libere intellettualmente che sanno distinguere la realtà dei fatti dalla distorsione della verità, per subdoli secondi fini ?
Naturalmente qui non si vuole nascondere nulla: la pedofilia è un reato gravissimo. Da condannare senza scuse e senza pietà, sia a livello etico che penale. Senza sconti e senza attenuanti.
Ma anche senza ipocrisia e falsità.
I colpevoli di questo gravissimo reato (e, per i credenti, peccato) devono essere perseguiti (e Dio stesso li giudicherà secondo giustizia).
Ma basta ipocrisie e falsi pretesti per screditare la Chiesa: anzi, urliamo la verità e l’indignazione per questo attacco vergognoso alla Chiesa !
Sì, perchè la percentuale di religiosi cattolici coinvolti in questioni di pedofilia sono lo 0,03 % !
Ripeto: lo zero virgola zero per cento !
Dopodichè sarebbe interessante sapere la percentuale di pedofili esistente tra coloro che hanno in questo momento la pietra in mano, pronti a scagliarla…
D’altronde molte di queste stesse pietre sono già state usate: scagliate contro i 46.000.000 (46 milioni) di bambini soppressi (lapidati?) ogni anno.
87 bambini ogni minuto….da parte di chi appoggia apertamente (o con un silienzio connivente) l’aborto, un barbaro annientamento di vittime umane indifese ed innocenti.
Allora: dove sono finiti, in questo caso, i difensori dei diritti dei bambini?

Hanno deciso di abolire il lieto fine per i bambini

Martedì 16 Marzo 2010

Fossero nate oggi, le fiabe più famose sarebbero ben diverse…
Pare che dai libri per bambini sia sparito il lieto fine. Fossero nate oggi, le fiabe più famose sarebbero ben diverse: Biancaneve verrebbe stuprata da Brontolo ben prima di essere raggiunta dal bacio del principe azzurro; Cappuccetto Rosso ucciderebbe sua nonna per portarle via la pensione; Cenerentola, nel tornare precipitosamente a casa dopo il ballo, inciamperebbe sulle scale del castello e passerebbe in carrozzella il resto dei suoi giorni; Hänsel e Gretel, abbandonati nel bosco dal loro papà, diventerebbero due clochard della Stazione Termini; il Brutto anatroccolo finirebbe suicida.
E morirono tutti felici e contenti si intitola, non a caso, una raccolta di racconti pubblicata dal (neo) editore Neo di Castel di Sangro. In uno di questi, la Piccola fiammiferaia è una prostituta grassa e in un altro Aladino è il genio dei disperati. Il mondo (fantastico) capovolto. Tutto è bene quel che finisce male. Tutto è male quel che finisce bene. E ora ci si mette pure John Grisham. L’ha raccontato domenica sulla Stampa Mario Baudino: dopo essersi dedicato agli adulti, il re del legal thriller passa agli under tredici proponendo un ragazzino-detective che «sa di legge più di molti avvocati».
Insomma, trasferendo semplicemente alla preadolescenza un genere letterario già a lungo sperimentato con successo nella letteratura per adulti. «Non è detto che se ne sentisse il bisogno», postilla giustamente Baudino. E Simonetta Fiori sulla Repubblica di sabato ha passato in rassegna i nuovi racconti infantili, fatti di incubi, tristezze e depressione senza catarsi. Sarà che bisogna abituare i bambini, da subito, al mondo in cui vivranno. Come dire: niente illusioni, cari ragazzi, le cose purtroppo vanno così. Il fatto grave è che non esiste più, per i nostri figli e nipoti, neanche nella fantasia, un altro mondo in cui cercare scampo e da cui uscire rinfrancati. E se Grisham funzionerà, c’è da scommettere che presto vedremo Patricia Cornwell mettere in scena una patologa forense di undici anni, nipotina di Kay Scarpetta, alle prese con baby-psicopatici appassionati di torture e mutilazioni varie.
Un tempo, se per Emme Edizioni Rosellina Archinto chiedeva a Italo Calvino e a Natalia Ginzburg di scrivere un racconto per l’infanzia, sapeva che il vecchio Propp con le sue invariabili funzioni ne sarebbe uscito illeso: c’era una grammatica comune che imponeva le regole del gioco. Oggi, al diavolo Propp, le regole del gioco sono quelle del marketing letterario. Il giallo e il thriller tirano per gli adulti, tireranno anche per l’infanzia. Dunque, non ci sono buoni e cattivi, ma solo personaggi un po’ buoni e un po’ cattivi, o meglio né buoni né cattivi, nessun «c’era una volta» ma un eterno e incombente presente, niente interventi magici, orchi e fate, ma piccoli detective in cerca di piccoli casi (freddi?) da risolvere razionalmente. E per finire nessuna morale. L’unica morale possibile è che non c’è morale. Che i bambini nascano adulti e non se ne parli più, inutile crear loro illusioni. Eventualmente, avranno tutto il tempo per diventare bambini in età senile. Ma finire bambocci sarà davvero un lieto fine? ”
tratto dal sito corriere.it

Dramma nel 2009: 150.000 bambini vittime delle separazioni dei genitori

Lunedì 15 Marzo 2010

ROMA - Sono 160 mila ogni anno i nuovi separati in Italia, mentre in 100 mila divorziano e 20 mila coppie di fatto si separano. Sono i dati dell’Ami, l’associazione degli avvocati matrimonialisti. Divorzi e separazioni che spesso vedono coinvolti anche dei bambini: nel 2009 sono stati 100.252 i figli coinvolti nelle separazioni (66.406 minorenni) mentre 49.087 sono stati i figli coinvolti nei divorzi (25.495 minorenni). Negli ultimi 10 anni sono stati coinvolti 1 milione 400 mila figli, pari al numero degli abitanti di Milano !
Un esercito enorme di bambini privati del calore ideale di una famiglia unita, vittime della diffusione nella società di una funesta mentalità che relega le scelte fondamentali come, appunto, quella di creare una famiglia e di mettere al mondo dei figli, alla stregua di un disastroso approccio del tipo “usa e getta”.
Vogliamo chiamarlo “consumismo dei valori” ? In una quarantina d’anni si è creata una mentalità distruttiva per la società in generale, frutto dell’abbandono dei valori cristiani ed etici quali: l’indissolubilità della famiglia, il perdono reciproco, la fedeltà, l’amore che supera le (inevitabili) difficoltà della vita e che pone al primo posto non soltanto la salvaguardia del matrimoni, ma anche il bene dei propri figli.
Il trauma provocato su di essi in seguito alle separazioni, è incalcolabile. E solo un ragionamento cieco, falso ed irrazionale può negarlo.
Le conseguenze del fallimento della cosiddetta “libertà” provocata dalla “conquista” del divorzio è sotto gli occhi di chi voglia vedere: povertà in costante aumento per i separati, depressioni, infelicità, sensi di colpa e malessere generale. E per di più, conseguenze e traumi spesso inguaribili nei figli.
Quando ammetteremo che questa non è vera libertà, ma solo un tranello collettivo, una vera autostrada a cinque corsie per l’infelicità ed il deterioramento della società umana?
Quando torneremo a riscoprie i valori veri, tradizionali che ci possono dare la vera libertà? La vera libertà non è fare ciò che uno ha voglia, senza calcolare le conseguenze. La vera libertà sta, al contrario, nel voler scegliere di non fare tutto ciò che fanno gli altri (di sbagliato), calcolando le conseguenze.
Ora, dopo la folle euforia di quarant’anni di illusione, abbiamo sotto i nostri occhi la situazione ben chiara dei fallimenti di una società che ha voluto sbarazzarsi di Dio e dei valori morali fondati su un ottica cristiana e tradizionale della vita.
Siamo alla deriva, senza salvagente: tanti Pinocchi in un Paese dei Balocchi dove Mangiafuoco, dopo averci ammaliato con false promesse di benessere e libertà, ci sta facendo pagare un conto salatissimo.
Ma per riprendere la via maestra, dobbiamo riconoscere con coraggio ed onestà gli errori commessi (come fece il burattino di legno), perchè altrimenti continueremmo ad accumulare errori su errori.
Non è schiacciando il grillo parlante che risolveremo i problemi. Vogliamo continuare a credere alle false lusinghe di Lucignolo? Non abbiamo ancora capito nulla?
Più di tutto è ora necessaria una qualità: l’umiltà.
Che parola sconosciuta…

Google e down:ipocrisia e contraddizioni

Lunedì 1 Marzo 2010

La notizia è di quelle destinate a suscitare una motivata indignazione. Tra gli innumerevoli farneticanti gruppi di Facebook, ne è stato scoperto uno intitolato «Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini Down: è l’unica fine che meritano questi parassiti». Sul sito appare la foto di un neonato affetto da quella sindrome con la parola «scemo» scritta sulla fronte. Demenziale la motivazione dell’iniziativa: «È così difficile da accettare questa malattia (…) perché dovremmo convivere con queste ignobili creature (…) con questi stupidi esseri buoni a nulla? I bambini Down sono solo un peso per la nostra società. Dunque cosa fare per risolvere il problema? Come liberarci di queste creature in maniera civile?» Alla domanda si risponde con la delirante proposta di «usare questi esseri come bersagli, mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio; soluzione facile e divertente per liberarci di queste immonde creature». C’è anche un assaggio della Gnadentod (morte per grazia) hitleriana: «Per non farli soffrire oltre questa è l’unica fine che meritano questi parassiti». Inevitabili le reazioni del mondo civile.
La prima ad indignarsi è stata il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che ha parlato di «atto indegno di persone civili, inaccettabile e pericoloso» ed ha assicurato che i responsabili saranno consegnati quanto prima alla giustizia. In effetti, si sta già procedendo all’identificazione dei soggetti interessati i quali verranno incriminati per il reato di istigazione a delinquere.
Numerosi i personaggi della cultura, dello spettacolo, della politica che hanno fatto sentire la propria voce sulla vicenda, voce che ha raggiunto, però, i limiti del paradosso quando si è levata da noti abortisti e fautori della diagnosi prenatale finalizzata all’identificazione e conseguente eliminazione dei nascituri Down.
È difficile restare in silenzio di fronte ad una simile sagra dell’ipocrisia. Un essere umano affetto dalla sindrome di Down si può uccidere ma non si può offendere.
Del resto, questa che Goethe avrebbe definito una volkommer Widerspruch, ovvero una perfetta contraddizione, resta un tratto tipico dell’ideologia schizofrenica del politically correct. E noi, poveri cattolici affezionati alla logica aristotelica, facciamo davvero fatica a comprendere questa Widerspruch. Non è un caso, peraltro, che sia stato proprio Mefistofele nel Faust, il capolavoro del grande scrittore tedesco, a sostenere che «una perfetta contraddizione resta misteriosa ai savi come ai pazzi». Ma non è per nulla misteriosa al diavolo goethiano, per il quale essa costituisce lo strumento di un’arte «antica e nuova», usata in tutti i tempi: «diffondere, invece del vero, l’errore».
In Italia da più di trent’anni, attraverso la Legge 194/78 sull’interruzione volontaria della gravidanza, si eliminano impunemente i nascituri Down. Anzi, proprio questa patologia del feto rappresenta una delle più diffuse minacce alla cosiddetta «salute psichica della donna», a tutela della quale, secondo quanto prevede l’art. 4 della Legge 194, è consentito l’aborto.
Per non parlare di tutti quei magistrati “creativi†che ritengono, con i loro provvedimenti, di aggirare impunemente la Legge 40/2003 sulla fecondazione medicalmente assistita, autorizzando la diagnosi preimpianto per poter scartare gli embrioni “difettosiâ€, ovvero quelli affetti da sindrome di Down.
Mi hanno particolarmente colpito le parole che sulla vicenda degli imbecilli del gruppo di Facebook ha pronunciato il cantautore Eugenio Finardi, padre di una giovane Down di 26 anni. «Mi fanno veramente pena», ha detto Finardi, «e dimostrano di avere più problemi di mia figlia». Ha poi aggiunto: «Devono sentirsi davvero delle nullità, per prendersela con i più deboli dei deboli».
Peccato che i nascituri Down siano ancora più deboli dei più deboli tra i deboli. Ma coloro che li sopprimono, caro Finardi, non si sentono affatto delle nullità. Purtroppo.

Articolo tratto da:www.ilsussidiario.net

Kick ass: la bambina che uccide

Giovedì 25 Febbraio 2010

Articolo tratto da www.corriere.it
Il trailer di un film interpretato da Nicolas Cage e cofinanziato da Brad Pitt, Kick ass, un titolo già volgare in sé (calci in culo), imperversa su internet e scandalizza l’America. Il trailer, definito “red band”, banda rossa, perché teoricamente vietato ai minori di 17 anni, è imperniato su una delle protagoniste, “hit girl”, la ragazza-uccidi, una bambina di 11 anni, nella realtà l’attrice tredicenne Chloe Moretz. Una bambina dal linguaggio sboccato e violento, una “giustiziera” che spara in faccia a un uomo e ne uccide un altro a frustate. E la cui immagine - minigonna, una pistola simbolo fallico in pugno, sguardo provocante - sa di sesso proibito. Il trailer sta generando le polemiche più incandescenti sullo sfruttamento dei minori da parte di Hollywood dal 1976, quando Jody Foster, anche lei tredicenne, interpretò la parte di una prostituta nel film Taxi driver con Robert De Niro.
Hollywood usa sempre più i trailer per lanciare i suoi film (Kich ass sarà distribuito ad aprile). Definisce “green band”, banda verde, quelli per i minori di 17 anni, presentati in anteprima nei cinematografi alle tv, e “red band” quelli loro vietati. Ma non può - o forse non vuole - controllare internet, tanto che il trailer sulla “hit girl”, che nel film è la figlia di “big daddy”, ossia di Nicolas Cage, è comparso su quasi 90 siti, tra gli ultimi MySpace la settimana scorsa. Criticandolo, il New York Times lo ha chiamato «spazzatura». Il giornale ha riferito che Nell Minow, un’avvocatessa e critico cinematografico, lo ha giudicato crudele e titillante e ha lanciato una campagna per eliminarlo da internet, dove alloggia da dicembre. Kick ass è costato 35 milioni di dollari ed è tratto da un fumetto su un super eroe, un ragazzino ancora più sboccato e violento di “hit girl”. Il regista e produttore è Matthew Vaughn, cofinanziato da Plan B entertainment, la casa cinematografica di Brad Pitt. Il distributore è la Lionsgate, famosa per il film Saw. Hollywood difende il trailer, sostenendo che annullarlo sarebbe una forma grave di censura. Marylin Gordon, una esponente della Motion picture association ha dichiarato al New York Times che «i trailer sono importanti perché permettono al pubblico di decidere se andare a vedere o no un film». E l’attrice bambina? Le hanno imposto il silenzio.
Ogni commento appare superfluo. O no?

Pudore addio?

Martedì 26 Gennaio 2010

Oggigiorno parlare di “pudore” ha una molto probabile conseguenza: quella di sentirsi ridere in faccia e di sentirsi accusare di essere retrogradi e bigotti.
Ma paradossalmente, in certi casi, il pudore sembra tornare di moda…
Si riporta un interessante articolo di Pigi Colognesi, tratto dal sito www.sussidiario.net.
“Le nuove norme sulla sicurezza aeroportuale prevedono l’uso di un marchingegno chiamato body scanner. Si tratta di una macchina che riesce a vedere sotto i vestiti e individua se il passeggero porta nascosti sul corpo liquidi, polveri, detonatori che possa utilizzare per attentati terroristici. L’introduzione di questo strumento ha suscitato polemiche. Nonostante le varie polizie assicurino che il viso del passeggero è coperto, che la risoluzione dell’immagine è bassa, che i dati raccolti restano segreti eccetera, a molti è parso che venir messi elettronicamente a nudo prima di imbarcasi per un viaggio sia la violazione di un elementare diritto, il superamento di un limite, nell’esplorazione della persona, oltre il quale non si dovrebbe andare.
Riemerge, sebbene sotto le mentite spoglie del rispetto della privacy, quello che un tempo si chiamava pudore. È strano, perché siamo in un permanente stato di sovraffollamento di immagini in cui il nudo è più difficile evitarlo che trovarlo. Basta andare in un’edicola o utilizzare Internet per rendersene conto. Lo sanno i genitori minimamente preoccupati della educazione dei loro figli: chiusi in cameretta a fare sulla rete le ricerche per i compiti, gli adolescenti e anche i bambini possono essere letteralmente bombardati da immagini di corpi nudi, anche senza nessuna maliziosa intenzione. Il corpo, poi, nella pubblicità, nell’arte e nello spettacolo è ampiamente esibito, anche quando è del tutto superfluo.
Suona pertanto un po’ retorica e falsa la voce scandalizzata di chi grida alla violazione della privacy quando si parla di sicurezza e nel contempo sostiene che infrangere ogni regola di pudore sia non solo legittimo ma necessario per una presunta libera espressione di sé. Il fatto è che all’aeroporto non c’è di mezzo un’attrice, un fotomodello o uno/a sconosciuto/a che si espone per via telematica. Lì ci sono io. E subito dal mondo virtuale si passa, anche senza rifletterci, a quell’altra dimensione completamente diversa e stringente che è la mia propria persona, fatta anche di un corpo che non si vuole veder trattato senza pudore.
Pudore è una parola dal suono un po’ antico; il suo senso è stato violentemente messo in discussione da una mentalità per cui ogni reticenza a mostrarsi sarebbe priva di significato, retaggio della sessuofobia delle religioni, cattolica in particolare. Invece il bisogno di pudore documenta che ciascuno di noi ha una intimità che non è disponibile sul mercato degli scambi banali; qualcosa di così profondo e personale che non lo si può mostrare al primo che passa.
Una intimità che accenna a una profondità della persona ancora più misteriosa: quello che sono non è esaurito da quello che puoi vedere, tanto che qualcosa deve rimanere nascosto. Almeno fin tanto che il nostro rapporto non si situi esattamente al livello di quella profondità, nella sfera di quella misteriosità. L’oscena assenza di pudore da cui siamo circondati sembra non ferirci solo perché, apparentemente, non ci riguarda. Ed invece essa violenta la nostra intimità molto più di quanto possano fare le immagini di un body scanner all’aeroporto”.

Follia da videogioco

Lunedì 25 Gennaio 2010

“Adesso basta. Sono capace di giocare da solo ». Poi Mario R., 16 anni compiuti due giorni fa, studente, è andato in cucina, ha preso un coltello lungo e affilato, quello che la mamma usa per tagliare la carne, è tornato in salotto e ha sgozzato il papà. Perché lui, il ragazzino, si riteneva così esperto in videogiochi da non voler accettare i suggerimenti del genitore. L’uomo, ora, si trova ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Molinette; ha subito un delicato intervento chirurgico e le sue condizioni sono gravissime. L’aggressione è avvenuta ieri a Torino, poco prima delle 13, in un appartamento di via Parma, non lontano dal centro città. Per il compleanno, Fabrizio R., 46 anni, magazziniere e Monica B., casalinga, avevano regalato al figlio «Fifa 2009», un videogame che riproduce le partite di calcio. «Mario è appassionato, gioca sempre con la play-station — ha detto la madre prima di raggiungere il marito in ospedale—e non volevamo che usasse dei giochi violenti ». Come «Mortal kombat» o «Manhunt2» (un videogame commercializzato dal 2007 e la cui vendita è stata recentemente vietata sul mercato italiano ma che si può reperire facilmente scaricandolo da Internet) con i quali Mario stava davanti al video per ore.
Così ieri mattina il papà ha installato il nuovo videogioco e per un po’ di tempo si è divertitoinsieme al figlio ma poi, quando gli ha suggerito i comandi che avrebbe dovuto usare per proseguire la partita, il giovane ha sbottato, insultando il papà. «Se è così, allora il gioco è finito », ha replicato Fabrizio R. che ha spento il televisore. Il ragazzino non ha detto nulla, è andato in cucina dove la madre stava preparando il pranzo, ha preso un coltello lungo 40 centimetri, è tornato in salotto e ha colpito il padre con un solo fendente. «Io non mi sono accorta di nulla — racconta la signora Monica —. Ho visto Mario che tornava, sembrava calmo, si è avvicinato al lavandino e ho notato che lavava un coltello. Subito dopo è arrivato mio marito, con una mano si teneva il collo, grondava sangue». Freddo, «sembrava assente», e senza neppure dire una parola, dopo aver pulito per bene l’arma usata per colpire il padre, Mario si è chiuso in camera sua. Fabrizio è stato trasportato con urgenza in ospedale. «È arrivato che era cosciente—hanno detto i medici — aveva la laringe recisa che è stata ricostruita chirurgicamente ».
Il ragazzo è stato portato in Questura dove è stato interrogato dai dirigenti delle volanti Alberto Bonzano e Giovanni Temporale con l’avvocato d’ufficio Erika Vaccaro e il magistrato del tribunale dei minorenni Chiara Maina. Mario ha ricostruito l’accaduto senza emozioni, non ha chiesto notizie sulle condizioni del padre, «ma è stato collaborativo», hanno detto gli investigatori. Poi il trasferimento al carcere minorile «Ferrante Aporti». Mario dovrà rispondere di tentato omicidio. «Un ragazzo normale, una famiglia perbene», riferiscono i vicini di casa. «È stato un blow-up domestico — spiega Alessandro Meluzzi, psichiatra torinese —. E poi, stare ore davanti al video può essere derealizzante e provocare effetti epilettogeni. Si confonde la realtà con il gioco; colpire con un coltello o sparare con la pistola può apparire, come nel videogioco, una reazione ovvia e naturale».
(Articolo tratto da “Corriere.it)

Sbattiamo il bene in prima pagina !

Mercoledì 9 Dicembre 2009

Rivoluzione! E’ questa che ci vuole oggi, senza mezzi termini.
Una RIVOLUZIONE MORALE che deve partire da ognuno di noi, dal rifiuto della cultura del male, della morte, della violenza.
Il rischio è enorme: e si chiama ASSUEFAZIONE AL MALE.
E’ ora di dire basta! Finiamola di farci manipolare dai mass media che ci vogliono rendere passivi burattini, spettatori inermi di fronte al quotidiano bombardamento di ogni spazzatura mediatica volta ad accalappiarci come idioti.
Finiamola di farci riempire la testa ed il cuore con ogni sorta di messaggio negativo che, di conseguenza, tendiamo poi a recepire e replicare come tanti automi.
Dal voyeurismo morboso del Grande Fratello, ai devastanti ed antieducativi esempi di programmi pomeridiani rivolti ai giovani, tipo “Amici”, alle morbose e sbandierate storie di violenze e delitti diffuse a piene mani nei telegiornali e nei programmi in prima serata, ai film, telefilm, cartoni animati, videogiochi rivolti a tutte le età, sempre più spesso di genere horror o, comunque, ripiene di scene violente e di sesso, inserite appositamente per fare “audience”, senza minimamente considerare le drammatiche e progressive conseguenze sulla psiche provocate da queste visioni.
Goccia dopo goccia, il male riempie le nostre menti, i nostri cuori e le nostre azioni.
Assuefazione, autodistruzione, autolesionismo: questo è ciò che stiamo costruendo in noi, senza opporre resistenza.
Anzi, prendendoci beffe di chi osa andare controcorrente all’andazzo generale, cioè al gregge, come se questa situazione fosse stata sempre così nella storia dell’uomo.
No, non è mai stato così: lo è solo da una quarantina d’anni. Da quando, cioè, dalla rivoluzione sessantottina e dalle ceneri di Woodstock è iniziata un’imponente opera di demolizione dell’etica, della morale, della famiglia, della difesa della vita e della fede.
In nome di cosa? Ma in nome della libertà, è ovvio…. Quindi, liberi da ogni costrizione, dal senso del peccato, dalle censure, da ogni autorità, da Dio! Liberi di fare ciò che si vuole, di vedere ciò che si vuole, di sbarazzarci dei nostri figli indesiderati, dei malati cronici, dei crocifissi. Liberi e fieri di divorziare quando si vuole, di distruggere le nostre famiglie e le vite dei nostri figli (quelli che abbiamo deciso di far nascere), liberi e fieri di tradire e di cambiare partner (sparring?) quando ci va….
Liberi di farci le canne e di drogarci, di trasorrere le nottate in discoteca fino alle 6 del mattino, di fare sesso libero, di ubriacarci fino allo sfinimento.
Liberi e fieri di parlare volgarmente, anche in pubblico, con almeno un ca… per frase, liberi e fieri di sporcarci la pelle con tatuaggi indelebili. di bucarci allegramente la pelle (del naso, della lingua, dell’ombelico, dei genitali, del collo e delle chiappe).
Liberi di indebitarci per spendere, spandere e sprecare di tutto e di più, in un folle consumismo egoistico e fine a sè stesso che, molto presto, ci ridurrà in braghe di tela…
Liberi di voltare le spalle alla religione, trattando Dio come se fosse un rifiuto, sostituito dai nostri nuovi idoli: cantanti, veline, attori, calciatori, comici (tutti questi esempi sì, degni di essere imitati ed adorati….).
Liberi, insomma, di aver ribaltato i valori della vita e dell’uomo che lo hanno sorretto per secoli.
Liberi, quindi, di cancellare e ribaltare tutto ciò che hanno costruito con fatica i nostri progenitori e di considerare le nostre precedenti generazioni alla stregua di poveri idioti…
Liberi di tranciare le nostre radici.
Liberi di credere di essere liberi….
Liberi di cadere nell’abisso.

Meglio le zucche di Halloween del crocifisso?

Giovedì 5 Novembre 2009

Ci risiamo ancora sulla questione del crocifisso in classe!
La sentenza della Corte Europea per i Diritti Umani che mira a far togliere i crocifissi nelle aule scolastiche, non soltanto scandalizza, ma è davvero assurda e paradossale.
Il pretestuoso motivo consisterebbe nel fatto che la presenza del crocifisso in classe, influenzerebbe negativamente la libera educazione dei genitori….
Ma non scherziamo! Innanzitutto la prova della “inoffensività†del crocifisso è confermata da un fatto: negli ultimi anni è in corso una scristianizzazione generale nella società, ed in particolare nei giovani, nonostante la presenza dei “pericolosi†crocifissi in classe.
E’evidente, quindi, che chi non voglia educare i propri figli secondo la fede cristiana, lo può fare liberamente senza alcun problema o costrizione (a differenza di altre religioni e regimi, come ben sappiamo…).
La realtà è un altra: l’obiettivo primario dell’Unione Europea è quello di trovare ogni pretesto per attaccare il cristianesimo, mettendolo in cattiva luce e facendolo passare per un pericolo opprimente per le libertà dell’uomo.
Per quale motivo, altrimenti, i “moderni iconoclasti†di Strasburgo si sentirebbero turbati e condizionati negativamente dall’immagine di un uomo vissuto duemila anni fa che, dopo aver trascorso la propria esistenza a predicare e diffondere l’amore, la tolleranza, la pace ed il perdono è stato appeso ad una croce come il peggiore dei delinquenti?
E’ proprio il messaggio di amore, pace e tolleranza che li spaventa e toglie il sonno a chi teme che questo possa arrecare shock e danni educativi irreparabili alle nuove generazioni?
Tutto ciò, nonostante il cristianesimo sia fondato su valori morali ed educativi condivisibili da chiunque: cristiani, atei o credenti di altre religioni.
Il cristianesimo, poi, non ha soltanto una valenza spirituale, ma anche storica in quanto le radici sono state il fondamento stesso dell’Europa.
Ma oggi, da veri figli degeneri, si vuole dimenticare fino a rinnegare le proprie radici, senza considerare la gravità e le future conseguenze di tutto questo.
Perchè la pace, la libertà e la convivenza tra culture diverse non è certo minacciata dai valori del cristianesimo che, anzi, sono fondati esattamente su valori etici universalmente condivisibili.
Si parla tanto di tolleranza e di dialogo multiculturale, ma se siamo noi stessi a tagliare le nostre radici, diventiamo per assurdo “autointolleranti†ed incapaci di proporre un dialogo con le altre culture che abbiamo accolto in casa nostra.
E’ questo il dramma: in Europa stiamo sprofondando verso il vuoto spirituale e culturale, in un’apatia generale.
Infine mi chiedo: come possiamo parlare della libertà dei giovani a ricevere un’educazione sana e libera, quando siamo totalmente immersi in una società che, grazie proprio all’allontanamento dai princìpi cristiani, è impregnata di messaggi di violenza, sesso, volgarità, cultura della morte diffuse a palate dai mass media ed in ogni contesto?
Al crocifisso nelle scuole rinunciamo volentieri, sostituendolo con le zucche di Halloween, emblema di una cultura della morte che – questa sì – è davvero deleteria per l’educazione delle nuove generazioni.
Nessuno, a questo proposito, si scandalizza? Nessuno si preoccupa più per l’educazione dei propri figli?